E’ chic&fast la nuova ricetta del turismo enogastronomico francese

di Paola Tournour-Viron

Piccole cose di ottimo gusto. Ritoccando appena i celebri versi di gozzaniana memoria (e non a caso, visto che il poeta piemontese fu acuto indagatore dei poteri ammaliatori dell’edibile, come ben sottolinea nella sua eloquente opera ‘Le golose’) si ricava il nuovo paradigma del turismo enogastronomico d’oltralpe: basic – anche se solo in apparenza -, a prova di tasche colpite dall’universale crisi economica e tuttavia rispettoso di una tradizione secolare che pretende per l’arte della cucina una collocazione rigorosamente in fascia ‘haute’.

Attentissimi come sempre ai trend della domanda turistica internazionale e, soprattutto, invidiabilmente rapidi nel piegare il proprio prodotto ai capricci della moda, i francesi hanno dato una bella ritoccata all’offerta enogastronomica nazionale. Come? Inventandosi proposte all’insegna del divertissement culinario, tutte narrate nel nuovo magazine “Rendez Vous en France”, reperibile in versione digitale all’indirizzo: www.rendezvousenfrance.com/rivista.

A dire il vero, l’aspetto interessante di questa operazione di restyling del prodotto enogastronomico va ben oltre la revisione dei menù: è marketing puro e raffinato. Perché riflette l’ormai indispensabile rapidità di interfaccia con le tendenze del mercato: se questo chiede tariffe e prodotti più democratici, allora gli si offre la “bistronomie”, termine coniato dal critico gastronomico Sébastien Demorand per un progetto che vede coinvolti  un po’ in tutto il paese – Ville Lumière inclusa – chef talentuosi, che hanno lavorato nei più grandi ristoranti di Francia e all’estero. “La loro idea – spiega Rosalba Graglia (nella foto), curatrice dei testi del magazine – è proporre una cucina creativa, di buon livello, con un servizio a portata di tutte le tasche. Addirittura Paul Bocuse ha aperto un fast food, a Lione, con piatti rapidi ma alternativi, consumabili anche in tempi non necessariamente fast”.

E se poi il mercato chiede più ‘green’, allora si passa ai menù vegani haute de gamme, ma sempre a prezzi ragionevoli, non soltanto a Parigi ma anche a Marsiglia, capitale europea della cultura 2013, dove in pieno centro si pranza con 8 euro al nuovo slow food vegetariano “Pick me up”. Per i palati più raffinati che cavalcano l’onda green, c’è anche la cucina provenzale dei fiori freschi di Yves Terrillon, con condimenti a base di violette, rose, verbena, gelsomino a seconda delle stagioni. Quello che si offre al turista non è in questo caso una mera esperienza legata alla tavola, ma un’esperienza a tutto tondo di art de vivre à la provençale.

L’elenco dei casi di restyling culinario francesi potrebbe dilungarsi ancora per molto, ma lo scopo non è creare un indirizzario, bensì guardare alle buone pratiche per ripensare l’offerta turistica legata alla tavola. Dando risposte rapide alle richieste dei nuovi viaggiatori. E ricordando che il cibo incide profondamente sulla travel experience, soprattutto su quella più intima e profonda.

Come ci ricorda Gozzano:

Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:

oh! le signore come
ritornano bambine!

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