Il Parmigiano si salva con l’estero

PARMIGIANO-REGGIANODi Ilaria Vesentini – Impresa e territori – Il sole 24 ore 30 gennaio 2013

Seicentomila forme cadute a terra, 120mila distrutte sotto le tavole degli scaffali o trafitte dai montanti in ferro, con danni per oltre 100 milioni di euro. L’immagine dei magazzini di Parmigiano reggiano crollati è – e resterà – il simbolo del terremoto emiliano di fine maggio. Eppure proprio il sisma ha sortito un duplice effetto tra i 20mila operatori e i 384 caseifici della filiera da cui nasce il “re italiano dei formaggi”. Da un lato ha ridotto il business, tra danni diretti e l’effetto di quotazioni in calo del 15% (il giro d’affari alla produzione del 2012 supererà di poco il miliardo), e rallentato il ritmo produttivo. Ma dall’altro «è stato un volàno promozionale incredibile a costo zero e ci ha dimostrato la forza evocativa della nostra Dop tra i consumatori, le potenzialità legate al canale web e alla vendita diretta nonché la validità di progetti volti a sviluppare prodotti alternativi alle forme stagionate e marchiate, partendo dalla stessa materia prima di altissima qualità; progetti che ci permetterebbero di ridurre i problemi di sovrapproduzione e magari anche di strappare quote di mercato a formaggi stranieri», afferma Giuseppe Alai, presidente del Consorzio di tutela, presentando il bilancio dell’annata appena conclusa. Un 2012 che sarà ricordato per il “Parmigiano solidale”, diventato il neologismo dell’anno secondo la Libera Università di Bolzano, e per le novità normative sul pacchetto qualità Ue e sulla programmazione dei volumi, che dovrebbero portare a un maggior equilibrio del mercato e a strumenti più efficaci contro il parmesan contraffatto. Fanno meno notizia i numeri del bilancio, equilibrato sì, ma offuscato dai numeri record del 2011. L’anno alle spalle ha registrato una tenuta della domanda interna (-0,2%), un forte traino dell’export (+7,7% a quota 42.700 tonnellate vendute oltreconfine) e listini compressi dal boom produttivo del 2011 (+7,1%) che si è tradotto in vendite 2012 a prezzi medi all’origine di 9,12 euro al chilogrammo contro i 10,76 dell’anno prima (pari a una flessione del 15%). «Il 2012 si chiude con una produzione di 3,3 milioni di forme – precisa Alai – il 2,3% in più su base annua, frutto dei primi cinque mesi di crescita veloce dei volumi, con un +6,6% a maggio, seguiti dopo il sisma da una brusca frenata. Questo rallentamento dei flussi produttivi, le 120mila forme distrutte dal terremoto e il ritiro di altre 80mila forme per progetti sull’estero dovrebbero favorire quest’anno un rialzo delle quotazioni». In attesa che arrivino aiuti monetari concreti ai 37 caseifici e ai 600 allevamenti colpiti dal sisma (il Consorzio ha già anticipato 2,5 milioni di contributi sugli 8,6 raccolti tra i soci) il distretto tra Parma e Reggio si aggrappa – come tutta l’industria del cratere – alla locomotiva dell’export. A sottolineare il ruolo strategico dei mercati esteri è il neodirettore del Consorzio, Riccardo Deserti, partendo da un dato: tra 2007 e 2012 i volumi esportati sono praticamente raddoppiati (+94%), ma i due terzi dei flussi oltreconfine sono ancora concentrati tra Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti, mentre sono i nuovi mercati a crescere a ritmi vertiginosi (+235% la Cina, +46% il Giappone, +39% la Russia nel 2012). «Riteniamo alla portata del Parmigiano reggiano arrivare a collocare sui mercati globali la metà della produzione, contro l’attuale 34%», sostiene Deserti, che ha messo sul piatto quest’anno 8 milioni di euro per azioni dirette oltreconfine e altri 13 milioni per progetti dedicati alle imprese esportatrici.

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