Le leve per competere sui mercati globali – tratto da foodweb.it

Quali le prospettive future del settore alimentare italiano sui mercati internazionali? In che modo le imprese devono strutturarsi per tracciare una road map di lungo periodo? A queste tematiche è stato dedicato il convegno “Le nuove frontiere dell’Italian food- Modelli e Strategie per sostenere il made in Italy” organizzato da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Gruppo Food che si è tenuto a Milano presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo. All’evento hanno partecipato numerose aziende espressione dell’eccellenza industriale del nostro Paese che hanno implementato modelli di successo e che si sono dimostrate all’altezza della competizione sui mercati globali.

“Le aziende italiane del settore alimentare hanno tutte le risorse e le capacità per vincere la sfida della crescita dimensionale e dell’internazionalizzazione”, ha dichiarato con un certo ottimismo nel suo intervento di apertura del convegno, il direttore generale e responsabile della Divisione Corporate e Investment Banking di Intesa Sanpaolo Gaetano Miccichè (vedi video) che si è soffermato sulla necessità da parte del sistema imprenditoriale italiano di superare il concetto di ‘estero’ e ragionare in termini di mercato globale: il food italiano è uno dei comparti economici guida della nostra economia e il suo sviluppo futuro passa necessariamente per il rafforzamento delle dimensioni aziendali, anche rinunciando a una governance del tutto autonoma, e per l’innovazione (non solo di prodotto, ma di packaging, di struttura organizzativa e di modalità di comunicazione). A confermare che nel 2015 il sostegno principale alla crescita arriverà dai mercati esteri, anche grazie all’euro debole, l’analisi presentata da Gregorio De Felice, chef economist di Intesa Sanpaolo dove emerge soprattutto la previsione che l’export nel prossimo biennio incrementerà a un tasso medio annuo del 4,3 per cento a prezzi costanti.

“I mercati più promettenti per il food – afferma De Felice – saranno oltre ai tradizionali Stati Uniti e Regno Unito, la Cina, i paesi del Medio Oriente e dell’Est Europa. Per sfruttare questo potenziale, le aziende del settore dovranno definire strategie mirate e dotarsi di dimensioni adeguate e partner complementari”.

Le opportunità offerte dallo scenario internazionale sono notevoli, ma le aziende dovranno anche sapersi adattare ai macro trend che modificheranno i mercati alimentari mondiali nei prossimi anni. Una ricerca del Boston Consulting Group ne ha identificati cinque: le asimmetrie tra domanda e offerta, la volatilità delle materie prime, la rivoluzione digitale, la sofisticazione della domanda e l’aumento della consapevolezza rispetto ai rischi alimentari. Quali saranno le implicazioni per le aziende alimentari italiane?

“Per avere successo sul mercato globale è necessario puntare su un made in Italy distintivo, investire nella qualità e nella sicurezza e presidiare i paesi chiave ad alto potenziale” – precisa Lamberto Biscarini senior partner di BCG.

La strategia finanziaria del Gruppo Zanetti ha puntato sulla patrimonializzazione reinvestendo gli utili. “In questo modo il sistema bancario ha sostenuto lo sviluppo della nostra azienda che negli ultimi 5 anni ha registrato un’accelerazione sui mercati esteri – spiega Matteo Zanetti, consigliere delegato dell’omonima azienda casearia”.

Diversa la strada percorsa dal gruppo conserviero La Doria, che ha scelto di quotarsi in Borsa nel lontano 1995 per superare i limiti dimensionali: “L’azienda – dichiara l’ad Antonio Ferraioli – sta proseguendo nella sua strategia di sviluppo per linee esterne attraverso acquisizioni come quella recente di Althea e Delfino, produttori di sughi pronti, in grado di potenziare il portafoglio prodotti sui mercati esteri”

Tuttavia la quota del food nella capitalizzazione di Borsa “resta molto bassa, pari solo all’1,5% del totale, una contraddizione per il secondo settore italiano”, come rileva Bruno Pacini, head of industry F&B GDO di Intesa Sanpaolo.

La quotazione in Borsa è un ipotesi concreta per Caffè Segafredo: “E’ solo rimandata – afferma il presidente Massimo Zanetti –. La gestione manageriale e professionale che ne conseguirà consentirà una governance autonoma. Inoltre saranno disponibili nuove risorse per lo sviluppo”.

Una critica alle imprese italiane arriva da Gianluigi Ferrari dg della centrale europea Core che mette in luce la scarsa rappresentatività del food all’estero. “Il nostro è un problema di sistema: non abbiamo le strutture di vendita e le dimensioni di scala adeguate per competere a livello internazionale. Bisogna organizzarsi meglio per non disperdere un potenziale enorme come è successo con la migrazione a multinazionali di brand storici del made in Italy”.

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