Arte e paesaggio. Qui l’estetica ha un valore interiore

Con la sua catte­drale vegetale composta da 80 colonne di albe­ri di carpino, il «tessitore del bosco» Giuliano Mauri, deus ex machina del movimento Art in Nature, ha incantato, a mi­gliaia, i visitatori di Arte Sella, il bosco-museo in Val di Sella in Trentino. L’opera ha la poten­za di un totem. Del legame tra uomo e natura. Di un messag­gio nuovo, quello della bellez­za, che apre nuove vie alla co­noscenza e alla cura di sé. Cammini, tra frassini, carpini neri e roverelle intorno, e in­contri foglie ricucite, rami rag­gomitolati, architetture di le­gni a comporre opere dai no­mi poetici: Tiglio aperto, Case per baroni rampanti, La stanza del cielo… Una sessantina: escono dal paesaggio, lo abita­no per poi tornare, secondo i tempi della natura, a farvi par­te. «Coltiviamo arte», precisa il direttore artistico Emanuele Montibeller. «Quando le ope­re si deteriorano, si tolgono e si sostituiscono. Il valore non sta nel possesso dell’oggetto, ma nella qualità dell’emozione che esso ci offre. Perché la bellezza non è solo una ricerca estetica, ma un’essenza filoso­fica e curativa».

Arte, paesaggio, emozione, cura. Di sé e degli altri. Del corpo e dell’anima. Perché se la natura, e l’esperienza della bellezza, evoca in noi facili as­sociazioni mentali (quiete, buonumore, pace), oggi la scienza le affida il ruolo di promotore di benessere. «Bi­sogna uscire dalla visione estetica della bellezza e inter­rogarsi invece sulla funzione interna che essa genera in ognuno di noi», spiega Ugo Morelli, docente di psicologia clinica all’Università di Berga­mo e psicologia della creativi­tà e dell’innovazione al Master Unesco di Trento. «Quindici anni di ricerca tra neuroscien­za sperimentale e cognitiva ci hanno fatto capire che di fron­te alla bellezza — opera d’arte, paesaggio o brano musicale che sia — le potenzialità del cervello umano e la sensibilità individuale si espandono a li­velli che senza quell’esperien­za sarebbero irraggiungibili. Stress, malessere, persino pa­tologie degenerative ne trova­no giovamento, a patto che l’esperienza non sia banale ma in grado di stabilire una con­nessione tra persone e opere d’arte».

Ma per cogliere la bellezza ci vuole allenamento. Perché osservare è più che vedere e ascoltare è più che sentire. Per questo ad Arte Sella, oltre al­l’area scultorea e musicale, c’è quella dedicata all’educazione. Con il progetto Handling with Care, maneggiare con cura, tutti i professionisti che si oc­cupano del mondo della cura possono imparare, attraverso seminari, danza, arteterapia e musicoterapia, a valorizzare le forme percettive del corpo, cioè le porte d’ingresso attra­verso le quali la realtà entra in noi. Altri esempi? A fronte dei risultati delle neuroscienze in ambito estetico, e dello studio deilUniversità-Iulm di Milano per cui la cultura «fa bene alla salute, previene malattie e ac­celera i tempi di guarigione», la Fondazione Medicina a Mi­sura di Donna Onlus sensibi­lizza alla cura dell’arte con ve­re e proprie gallerie d’arte mu­raria all’Ospedale Sant’Anna di Torino. All’Oasi Zegna, l’im­menso parco naturale (100 kmq) nelle Alpi Biellesi, nasce il Bosco del Sorriso, tragitto ad anelli di 4,8 chilometri dove, assicurano gli esperti, faggi e betulle emettono campi  benefici in grado di alzare le difese. La pratica si chiama forest bhating e deriva dalla filosofia giapponese dello Shinrin yoku (prendere l’atmosfera della foresta). Nell’area forestale del Fai della Paganella, in Trentino, spunta la Bioenergtic landscape, l’immersioni tra i boschi che regala «energia».
E per sentirsi parte della natura, il nuovissimo My Arbor, in Valle Isarco, vicino a Bressanone, è costruito come una palafitta nel bosco con balconi che ricordano nidi, 48 albi appesi al soffitto a testa in giù e un albero gigante di Maranza all’ingresso. «Tutte le stanze dell’albergo sono a 35 metri di altezza, affacciate tra le fronde degli alberi», racconta Sara Dejakum, la Spa manager. «Osservare dall’alto i movimenti degli alberi, trovarci dentro, è il sogno di molti. Anche i trattamenti in Spa, come l’Arboris Signature Treatment, sfruttano le proprietà delle piante: larice, pino cembro, pino mugo e abete rosso. Ognuno ha un effetto: calmante, tonificante, stimolante, ricostituente. In modo naturale perché corpo, mente e anima ritrovino armonia». Nessuna pretesa scientifica. Questa volta, solo l’invito a cogliere tutta la bellezza che ci circonda.

di Carlotta Lombardo
Taggato con: , , , , , , , , , , , ,