Nuvola, il futuro del cibo

Giuseppe Lavazza, vicepre­sidente del maggior gruppo italiano del caffè (27 miliardi di tazzine servite all’anno), espone la sua idea di futuro. La Lavazza è sponsor del torneo di tennis dei Roland Garros, a Parigi. Un ulteriore tassel­lo questo, così come il proget­to di Nuvola a Torino, di uno storytelling intrapreso da tempo, e che Giuseppe  Lavaz­za racconta : «La pubblicità in tv, gli spot, la co­municazione base, per noi re­sta. Ma ci siamo resi conto che sta cambiando velocemente il mondo dei media. Così come l’atteggiamento del pubblico, che guarda ai prodotti con oc­chio diverso. Vuole che gli sia­no proposti dei modelli, che oggi invece mancano. Quello che la nostra azienda ha deci­so di fare è: trasferire valori. Sentimenti. Visioni. Abbiamo imboccato questa strada cre­ando nuovi strumenti di co­municazione. E quindi ecco il perché della sponsorizzazio­ne del Grande Slam. La part­nership dal 2014 con il Guggenheim Museum di New York (dove è co­minciata la mostra sostenuta da Lavazza sull’artista svizzero Alberto Giacometti). La fotografia, con il Calendario. E Nuvola, la struttura progettata da Cino Zucchi che ospita a Torino la nostra sede (e in cui è appena stato aperto il Mu­seo dell’azienda)».
Nuvola è <<un’operazione ambiziosa ed entusiasmante, che quest’anno vogliamo comple­tare – afferma Giuseppe Lavazza- , e contiene varie compo­nenti: edifici sostenibili, nuo­ve costruzioni, vecchi stabilimenti ristrutturati ma conser­vandone l’anima, alberi e panchine. Tutto a disposizio­ne della città». Insomma, una vera e propria riqualificazione urbanistica del quartiere Au­rora, a due passi da dove Luigi Lavazza ha iniziato la sua av­ventura.

Al suo interno anche un ristorante gourmet con bistrot, “Condi­videre”. Scenografia di Dan­te Ferretti, con la consulenza di Ferran Adrià, in cucina il sapiente Federico Zanasi. «Il nostro “Unicorn” — com­menta scherzosamente Giu­seppe Lavazza —. Sarà il ca­vallo su cui scommetteremo nel 2018.

Nell’ambito di un progetto di inclusione in cui crediamo moltissimo e che rappresenta per noi un impe­gno economico importante. L’ultimo capitolo di un corso di comunicazione co­minciato oltre dieci anni fa, e improntato alla multidisciplinarietà dei progetti. Da buoni piemontesi noi sfruttiamo tutto, con un approccio olistico».

Realizzare Nuvola è <<costato molto>>, – ribadisce il vicepresidente – <<abbiamo avuto coraggio. Ma volevamo portare bellezza in un’area abbandonata. Quello di cui il nostro Paese ha più bisogno. Io credo nella teoria del vetro rotto dell’ex sindaco di New York Rudolph Giulia­ni: aggiustalo e innescherai un meccanismo positivo>>.

Adattamento  da Corriere della Sera

 

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